Scenamuta

13 Novembre 2018 ore 09:30 e 11:30

14 – 15 Novembre 2018 ore 09:30

#SCENA MUTA DI BULLISMO E DI ALTRI (IN)SPIEGABILI FATTI

C’è una scuola. C’è sempre una scuola. Prima o poi. Facce, compagni. Un’aula, una classe. Un banco. Nei ricordi di alcuni di noi ci sono ancora le vecchie lavagne di ardesia, la polvere del gesso. Il momento in cui, chiamato alla lavagna, dovevi scrivere qualcosa. Le spalle alla classe, la faccia alla lavagna. Il nero davanti. Ma dietro?  La tua schiena. Sentirla vulnerabile. Avvertire un peso, un bersaglio addosso, proprio in mezzo alle scapole.  Accanto, il professore. Alle spalle le voci, sottili, che risuonano assordanti. Una risatina soffocata che si trasforma in rasoiata, data con noncuranza, che brucia. E non sembra ma perdi sangue a goccia a goccia. E ti consumi. Il gessetto stride sulla lavagna. Quella lavagna di ardesia così demodè. Allora facciamo che è una lavagna magnetica. Bianca. I pennarelli colorati. Quelli non stridono. No. Ma le voci alle tue spalle  sì. Stridono. Stridono forte. Una forse di più. Ed è una stilettata improvvisa. Un centimetro sulla pelle. Una voragine nel petto.

C’è sempre una vittima e c’è sempre un carnefice. Un bullo. Qualcuno preso di mira. Ruoli. Ruoli intercambiabili?

Dicono che i genitori non conoscono mai fino in fondo i figli. E questi ultimi sono grandi attori, che si mascherano e si nascondono, millantano, mentono, spesso, per necessità, furbizia, sofferenza. Certo è che i ragazzi, tutti, si trascinano addosso, con peso variabile, la domanda:

chi  sono io? Domanda banale, domanda inflazionata, domanda filosofica, amletica, generazionale.

E poi ci sono gli adulti. E su questi vogliamo focalizzarci, osservandoli spudoratamente come insetti inermi al microscopio. Gli adulti. Che prima sono stati quegli stessi ragazzi. Ora sono padri e madri. Credono di avere le risposte. Perché sono cresciuti. Forse. Forse non sono cresciuti e nemmeno invecchiati, ma si sono sciupati. Sì. Sono degli adolescenti, ma solo più stropicciati. C’è sempre una scuola, un’aula, un banco, un cortile e un bagno. Anche un bagno, certamente. Che spesso è l’unico rifugio privato in un posto come la scuola, che per l’appunto, è pubblica.

Questi adulti, che ora sono genitori, si aggirano spauriti per i corridoi e le aule, cercando risposte. Qualcuno si è chiuso nel bagno della scuola. Qualcuno che sa qualcosa. Che ha fatto qualcosa. E cercare le risposte in un figlio è come guardarsi allo specchio, indietro, verso il passato. Siamo stati vittime o carnefici? Bulli o capri espiatori? Siamo stati colpevoli? Abbiamo assistito a qualcosa e per comodità abbiamo taciuto? Da sotto la porta del bagno vengono fatti passare dei bigliettini. Che serviranno a svelare il mistero o infittirlo di più. Una notte insolita in una scuola deserta.